La vicenda di DJ Fabo e il suo doloroso epilogo hanno aperto un lacerante dibattito pubblico, che vede contrapposti coloro che difendono la sacralità della vita senza se e senza ma e coloro che rivendicano il diritto di ognuno a scegliere fino in fondo il proprio destino.

 

Sul banco degli imputati, la politica, una volta di più incapace di decidere, che lascia marcire in commissione – per via del blocco imposto dai deputati cattolici – le proposte di legge che normerebbro  anche in Italia il suicidio assistito ed il testamento biologico.
Fabo – tetraplegico e cieco dal 2014 a seguito d’un incidente stradale – è dovuto andare in Svizzera per “uscire dalla gabbia di dolore” (sono parole sue) nella quale era rinchiuso, ormai senza speranze, dopo aver provato di tutto per guarire.
Straziante il suo appello al Presidente Mattarella affinché in qualche maniera spingesse il Parlamento ad approvare quella legge che per lui era diventata una battaglia di civiltà.
Alla fine ha dovuto rinunciare ed accompagnato dal radicale Marco Cappato è morto alle 11,40 del 27 febbraio in una struttura svizzera.
Per aver “ favorito”  il suo suicidio, Cappato – che di fatto ha solo guidato l’auto che ha portato Fabo fino a Zurigo – rischia in Italia fino a 12 anni di carcere !
Questa storia riapre nella società vecchie ferite mai completamente guarite, che sanguinano tutte le volte che visione religiosa e visione laica della vita si contrappongono.
Penso al divorzio e all’aborto, ancora oggi terreno di scontro ideologico.
Ed ogni volta mi tornano alle mente le parole di Enrico Berlinguer , pronunciate in una piazza stracolma all’inverosimile, una sera d’estate di tanti anni fa.
Diceva Berlinguer che se anche una sola coppia avesse avuto bisogno di divorziare, come Stato dovevamo consentirglielo e questo al di là dei convincimenti personali.
È così per l’aborto: se una sola donna in Italia vi volesse/dovesse ricorrere deve poterlo fare, anche se noi tutti mai lo faremmo.
Sappiamo com’è finita, ma sappiamo quanto – soprattutto per l’aborto – il mondo cattolico ancora oggi si batta per una revisione della legge e quanto difficile sia la sua applicazione in molte aree del paese, a causa dell’obiezione di coscienza dei medici.
Rispetto l’opinione di tutti e il diritto all’obiezione di chi ritiene l’interruzione di gravidanza una forma di assassinio, ma continuo a pensare – a distanza di oltre 40 anni – che Berlinguer avesse ragione.
Anche perché le sue parole si legano ad un altro concetto fondamentale  ossia che lo Stato è e deve essere laico.
E se funziona bene, garantisce i diritti di tutti, in ogni campo.
DJ Fabo ha deciso di mettere fine alla sua dolorosa vita terrena in piena consapevolezza, con dignità e fermezza, sostenuto dalle persone che più amava: l’inseparabile fidanzata Valeria e la madre.
Penso che il coraggio e la serenità con la quale ci ha lasciati meriti almeno l’attenzione di chi – pur legittimamente – vuole ricondurre il dibattito sulla buona morte ad una questione ideologica, ad una visione del mondo
Non lo è.
Fabo ce l’ha dimostrato: lui ha fatto di tutto per vivere, ma non in quelle condizioni e in questo disperato contrasto non c’è nulla di ideologico : Fabo ha scelto di morire con lo stesso vigore con il quale aveva vissuto.
Forse, anche morire può essere una scelta di vita.

Gneo Nevio

 

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