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	<title>#Venezuela &#8211; Streaming News</title>
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	<description>Ultime notizie dall&#039;Italia e da tutto il mondo.</description>
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		<title>Il Mio Venezuela</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianfranco Di Giacomantonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 06:56:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[#Venezuela]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mio Venezuela non è una cartina geografica: è un battito nel petto, un odore di asfalto caldo dopo il temporale, il rumore di una piazza che crede, per un momento, che tutto sia possibile.&#160; È la storia di un giornalista che arriva nella “prima era Chávez” e trova un Paese che prova ad alzarsi &#8230;]]></description>
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<p>Il mio Venezuela non è una cartina geografica: è un battito nel petto, un odore di asfalto caldo dopo il temporale, il rumore di una piazza che crede, per un momento, che tutto sia possibile.&nbsp;</p>



<p>È la storia di un giornalista che arriva nella “prima era Chávez” e trova un Paese che prova ad alzarsi in piedi, a contarsi, a riconoscersi, a dare nome e dignità a chi fino a ieri era invisibile.&nbsp;</p>



<p>Quando&nbsp;&nbsp;misi piede a Caracas, il Venezuela sembra sul punto di riscrivere il proprio destino.</p>



<p>C’era il grande censimento dei cittadini, le campagne di alfabetizzazione che portavano quaderni e penne nelle baracche di lamiera, le leggi per i diritti sul lavoro e per le donne che riempiono di parole nuove i discorsi nelle famiglie.</p>



<p>Per un corrispondente estero, raccontare tutto questo significava dare voce a un popolo che si ricomponeva attorno alla figura di Bolívar, “el Libertador”, e alla promessa di una rivoluzione che non doveva essere soltanto slogan ma scuola, salario, sanità.</p>



<p>Ogni articolo, ogni testimonianza, era un frammento di rinascita condivisa: non c’era solo la cronaca, c’era l’emozione di chi sente di assistere alla costruzione di un Paese nuovo.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Le crepe nel sogno</em></strong></p>



<p>Ma i sogni, in America Latina, spesso camminano sul filo del rasoio.&nbsp;</p>



<p>Già prima della morte di Chávez, incominciai a vedere le prime crepe: la violenza che esplodeva nei quartieri, la corruzione che si insinuava come una malattia, la distanza che cresceva tra il potere e la gente che lo aveva portato fin lì.</p>



<p>Le storie che un tempo parlavano di conquiste sociali iniziavano a trasformarsi in denunce, in interrogativi, in cronache di un disagio che montava come un temporale all’orizzonte.</p>



<p>Per un giornalista, restare fedele alla realtà significa non chiudere gli occhi: se la rivoluzione tradisce se stessa, va scritto, va raccontato, va testimoniato.</p>



<p><strong><em>L’era Maduro e il prezzo della verità</em></strong></p>



<p>Con l’arrivo di Nicolás Maduro, quel filo fragile si spezza.&nbsp;</p>



<p>Il Paese entra in una spirale di crisi economica, iperinflazione, scaffali vuoti, medicine che mancano, pasti che saltano e al tempo stesso le libertà civili e politiche che vengono compresse, controllate, soffocate.&nbsp;</p>



<p>Non potevo essere uno spettatore neutrale: sono un giornalista, uno che sceglie di raccontare ciò che vede, le proteste di piazza, la rabbia, la fame, la paura.&nbsp;</p>



<p>In un contesto in cui informare diventa un atto di coraggio, la penna e la voce diventano scomode, e il potere risponde come spesso fa quando teme la verità: con la repressione.&nbsp;</p>



<p>L’arresto arriva così, come un colpo secco: non per un crimine, ma per un mestiere.&nbsp;</p>



<p>Essere fermato, rinchiuso, trattato come un nemico per il semplice fatto di essere un giornalista è una ferita che non si cancella facilmente; la libertà riconquistata dopo il rilascio non è più la stessa libertà di prima.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Un popolo che scende in strada</em></strong></p>



<p>Mentre l’economia crolla e il pane diventa un bene raro, il Venezuela si riempie di corpi in movimento: studenti, lavoratori, madri, anziani che scendono in strada per dire no a un potere che li ha lasciati alla fame.&nbsp;</p>



<p>Io sono lì, in mezzo a loro, camera in mano e cuore in gola, condividendo il rischio e il destino di una popolazione che rifiuta di essere ridotta al silenzio.</p>



<p>Le elezioni che riconfermano Maduro sono bollate da <a href="https://streamingworldtv.it/venezuela-si-segnalano-forti-esplosioni-a-caracas/2026/" data-type="post" data-id="5492">oppositori </a>e osservatori internazionali come piene di brogli, suonano come l’ennesimo strappo al patto tra Stato e cittadini.&nbsp;</p>



<p>Per chi, come me, ha creduto nel progetto originario di riscatto, è doloroso assistere a questa lenta trasformazione: dalla speranza al sospetto, dalla partecipazione alla paura.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Dal Palazzo alle sbarre: la caduta di Maduro</em></strong></p>



<p>Oggi la scena si è spostata a migliaia di chilometri di distanza, in un’aula di tribunale di New York, dove Maduro è imputato per narcotraffico e “narco‑terrorismo”.&nbsp;</p>



<p>La sua cattura, avvenuta attraverso un’operazione militare statunitense, molto discutibile e in territorio venezuelano senza consenso formale del congresso  e degli organismi internazionali, suscita un acceso dibattito: per molti giuristi è una violazione della sovranità nazionale e del divieto dell’uso della forza sancito dal diritto internazionale.&nbsp;</p>



<p>Mentre gli avvocati discutono di giurisdizione, legittimità, diritto e potere, la mia storia fa da contrappunto umano a questa grande partita geopolitica.</p>



<p>Ma a volte l’arresto di un giornalista e la cattura di un presidente si intrecciano in una domanda scomoda: fino a che punto si può piegare il diritto, in nome della giustizia o della sicurezza?&nbsp;</p>



<p><strong><em>La memoria di un testimone</em></strong></p>



<p>Il mio nome non è solo il nome che potete leggere in testa a queste riflessioni.</p>



<p>E&#8217; il nome di un testimone che ha pagato sulla propria pelle la scelta di raccontare.</p>



<p>Riflessioni</p>



<p>&#8220;Ho visto nascere il sogno bolivariano, ne ho seguito i passi incerti, ne ho documentato il declino tra violenza e corruzione, fino alla repressione dell’era Maduro e alla mia stessa detenzione come giornalista.&nbsp;</p>



<p>La mia storia ricorda che la libertà di stampa non è un lusso, ma una linea sottile che separa la democrazia dalla paura.&nbsp;</p>



<p>Nel &#8220;mio&nbsp;Venezuela”, fatto di volti, strade, lacrime e slogan gridati sotto i lacrimogeni, resta una verità semplice e potente: un popolo non smette di esistere quando perde un’elezione o subisce un torto, smette di esistere quando non ha più nessuno che lo racconti.&nbsp;&#8220;</p>
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